giovedì 6 dicembre 2012

Mardin, osservatorio della storia.


Nel primo pomeriggio parto in bus per Mardin, arrivo in città in tarda serata, sono nel lato nuovo, brutti palazzi uguali a quelli che si vedono in tutte le città turche.
Sono qui per uno street art festival, mi ospiteranno per una settimana e si dovrà andare in giro per le scuole elementari a portare un po' di musica e colore.
Con il taxi attraverso la piccola città, d'un tratto i palazzi nuovi finiscono ed inizia la città vecchia, luci calde illuminano i muri di pietra bianca; tutta in salita la cittadina si sviluppa su un'alta collina che domina la mesopotamia,  nei giorni più limpidi si riesce a vedere la Siria, sono contento di poter vivere in centro.
Il palazzo dell'associazione è un edificio storico, molto ben mantenuto, probabilmente restaurato da poco. Ad accogliermi c'è una lunga tavola imbandita piena di gente che viene da posti diversi, la maggioranza da Istanbul, poi iraniani, spagnoli, francesi e così via, l'ambiente è ricco, salubre e amichevole, il paesaggio è fantastico e, cosa fondamentale, la cena è ottima.
Il giorno dopo, dopo un'abbondante colazione alla turca, (che rimpiango ancora oggi, fatta da 2 tipi di formaggi, insalata di pomodori e cetrioli, succhi di frutta, pane e focacce, uova, miele, crema di cioccolato, burro, olive verdi e nere, frutta e l'immancabile çai (tè)).  

Partiamo con 2 bus per le scuole,  tristi e spoglie, ai muri sono appesi disegni di cruente battaglie con guerrieri che si uccidono a vicenda, foto di paesaggi turchi e l'onnipresente Ataturk.
I bambini sono entusiasti e allo stato brado, tutti incredibilmente ossessionati dal calcio, il primo giorno, ho chiesto loro di disegnare qualcosa, a parte qualche meravigliosa casa con i fiori, ho ricevuto solo cuori con i colori del galatasaray o del fenerbahçe.
Il giorno dopo ho iniziato a dipingere i loro volti, anche qui innumerevoli richieste dei colori della propria squadra sulla guancia, la speranza va ai più piccoli che rimangono ancora affascinati dal disegno del leone (Aslan).
Le maestre sono giovani e carine, probabilmente hanno iniziato a lavorare subito dopo l'università,  e non sono in grando di domare i loro alunni.
Il pranzo alla mensa è scadente, riso in bianco e salsa con fagioli, le posate sono incrostate ma la frutta è fresca.
la cittadina di Mardin è magica e imperdibile, le case sono letteralmente aggrappate alla collina su cui sono costruite e dominate da un castello. Città mista di culture vi si trovano chiese, moschee e antiche università, interessante anche il palazzo delle poste che purtroppo era in fase di restauro, anche qui però sono riuscito ad entrare scambiando quattro ''chiacchiere'' con il guardiano. La gente parla arabo, turco e curdo senza problemi, e tutti vivono tranquillamente insieme.
Di qui sono famosi i saponi fatti a mano e l'innumerevole quantità  di caramelle/confetti di frutta secca e zucchero fatti in miriadi di modi diversi e messi in grandi ceste, si possono assaggiare e scegliere con tranquillità.
Ho passato serate a sgranocchiare mandorle, noci e noccioline datemi dai venditori stessi che di esse mi riempivano le mani.
Sono ancora più convinto che l'oriente, inizia ad est di Antep subito dopo l'Eufrate.
Il tempo scorre in maniera diversa, non ha fretta, la vita è scandita dai ritmi della natura, mi sembra di stare indietro di un centinaio di anni, e mi sento a casa.
Il Cielo qui ha un colore diverso, più puro, profondo e sincero, un colore che non avevo mai visto.
E' attraversando questi posti, guardando dal tetto dell'università la mesopotamia che dorme al tramonto, culla della civiltà, che mi sento addosso l'importanza della storia, ha visto passare migliaia e migliaia di anni, vi si son parlate decine di lingue diverse ed è stata attraversata da infinite genti, tanti vi son nati e tanti vi son morti guerre e sangue, pace e civiltà, eppure è ancora li come se il tempo non fosse mai passato, anche oggi un'altra guerra si svolge sulle sue membra e lei immobile aspetta che tutto passi, perchè ciò che è umano non sarà mai eterno, lo sa bene lei che giace li da sempre. 
 

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